Foibe: verità non rivelate
INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE GIANLUCA STEFANI
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Per la prima volta quest'anno la Repubblica italiana celebra ufficialmente, domani 10 febbraio, la giornata della memoria dei Martiri delle foibe. Per la prima volta le stragi "negate", escluse dalla coscienza collettiva della Nazione italiana, balzano potentemente alla ribalta dell'opinione pubblica e divengono motivo di studio e di approfondimento con centinaia di convegni, con interventi di storici e opinionisti, addirittura con un film televisivo in onda in prima serata, e anche Rimini, con l'ufficialità delle istituzioni qui presenti che si sono manifestate sensibili al tema, si accinge a "ricordare". L'argomento si presta facilmente a polemiche e contrapposte strumentalizzazioni, sia sul piano della ricerca scientifica che della memoria comune, ma per capire l'entità del fenomeno e il silenzio che è calato per oltre mezzo secolo su uno dei più gravi crimini contro l'umanità, si rende dapprima necessaria una panoramica di faziosità dell'intellighenzia di certa "cultura" di casa nostra. Carlo Salinari, nel
suo Vocabolario della lingua parlata in Italia, sostiene: Tullio De Mauro, tra
parentesi ministro dell'istruzione pubblica del governo D'Alema, nel suo
Nuovo Dizionario, afferma: Per il diffusissimo testo di storia per le scuole superiori Camera-Fabietti "l'8 settembre furono uccise in Italia 500-700 persone non vittime di un disegno politico preordinato, ma dello sfogo sloveno-croato contro gli italo-fascisti". Sulla stessa lunghezza d'onda il manuale laterziano di storia firmato da Giardina, Sabatucci e Vidotto, il quale parla di "una serie di vendette contro gli italiani, culminata nell'esecuzione di alcune migliaia di persone gettate nelle foibe" a seguito della "dura repressione contro le minoranze, condotta dal regime fascista". La volontà di mistificare la storia è palesemente evidente e permane tuttora nell'immaginario collettivo, parlando di foibe, un'allusione ad un fenomeno sinistro ed inquietante, di cui restano imprecisati i contorni, le cause, le dimensioni e spesso gli stessi attori. Diviene, quindi, indispensabile ricostruire gli eventi ed esplicitare, a chiare lettere, ciò che accadde nell'estremo lembo di terra italiana del nord-est. Le foibe, dal punto di vista geologico, rappresentano un tipico aspetto del paesaggio carsico ed indicano le profonde fenditure del terreno, nelle quali, al termine del secondo conflitto bellico, furono gettati migliaia di cittadini italiani eliminati, per motivi politici, dall'esercito di liberazione jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito. La volontà sterminazionista è supportata da un patto d'azione tra i comunisti italiani e quelli slavi per l'instaurazione della dittatura sovietica del proletariato in un territorio-cerniera che doveva soccombere al potere titino, patto che prevedeva la soppressione di tutti gli italiani, gettati, legati l'uno all'altro e dopo un calvario inenarrabile, in queste gigantesche "fosse comuni" (furono infoibate decine di migliaia di persone). Tutti coloro che si opponevano all'annessione delle terre contese alla Jugoslavia dovevano essere fisicamente eliminati oppure deportati forzatamente. Ecco perché 350.000 persone, di ogni estrazione sociale e di qualunque fede politica, furono costrette ad abbandonare, tra grandi rimpianti, terre di cultura e tradizioni italiane, l'Istria, Fiume e la Dalmazia, e a partire verso l'ignoto, con un esodo che fu la diretta conseguenza del clima di terrore instaurato dal vero volto del comunismo, quello jugoslavo. Furono costretti ad abbandonare tutto per sottrarsi alla "pulizia etnica" comunista, uno dei più gravi genocidi del secolo scorso e che ha investito il popolo italiano, e una volta rientrati in Patria, incontrano, in molte zone, ostilità e rancori dai comunisti nostrani, che si rendevano così moralmente complici di quegli eccidi. Ricordare, oggi, assume quindi un significato di riconoscenza a chi ha voluto tenere alta la bandiera dell'italianità e di ricordo di chi ha subito una morte crudele solo per il fatto di essere italiani. E se, per oltre mezzo secolo, l'ignavia delle classi dirigenti ha dimenticato la gravità e l'orrore di una tragedia e tentato di rimuovere, ancora prima che dai libri di storia, dalla propria coscienza, anche il ricordo della propria Memoria, oggi l'Italia, non solo nelle sue espressioni istituzionali, sta prendendo definitivamente coscienza che non vi è alcuna possibilità di avvenire per un Paese che non è prima capace di fare i conti con la propria storia. Già da qualche anno un'inchiesta penale, peraltro doverosa per una Nazione che vide crudelmente assassinate delle persone per il solo fatto di appartenergli, grazie al Magistrato Giuseppe Pititto, aveva portato alla luce precise responsabilità, fornendo nomi e cognomi dei carnefici e scoprendo che addirittura percepivano la pensione dall'INPS ! Da allora, la grande
opinione pubblica, ha iniziato a conoscere una delle pagine più
vergognose della nostra storia, per quello che fu fatto ai danni di nostri
connazionali, ma anche più nobili, per quello che le vittime accettarono. Grazie. |