1 febbraio 2003: CONFERENZA CON ALAIN DE BENOIST

In un'atmosfera quasi mistica, in un silenzio quasi religioso, non tanto perché sotto gli… sguardi angelici dei Santi che appaiono nell'affresco della scuola giottesca riminese del trecento sul "Giudizio Universale" (nella cui sala si svolge la nostra conferenza), Alain De Benoist, considerato tra i più grandi intellettuali viventi definibili "di destra", ha tenuto a battesimo la nostra associazione culturale Agorà parlando sul tema: "Islam, terrorismo internazionale, americanismo: fine della civiltà europea?".

Sala pienissima (oltre le più rosee aspettative), pubblico attentissimo e molto qualificato, organizzazione ultra efficiente (a detta di tutti, anche di De Benoist, che ha confidato, complimentandosi, di avere raramente incontrato organizzazioni migliori).

Per l'importanza dell'evento anche radio radicale decide di trasmettere i nostri lavori in tutto il territorio nazionale.

Apre la conferenza alle 17 in punto il Vicepresidente di Agorà Gianfranco Stacchini, navigato nel gestire assemblee pubbliche, il quale, dopo brevi saluti introduttivi, dà subito la parola al nostro Presidente Gianluca Stefani.

L'intervento di Gianluca Stefani, approfondito e carico di citazioni e significati culturali, a tratti anche suggestivi, traccia le coordinate entro le quali Agorà si riconosce: riscoperta del significato dell'impegno culturale, anche in funzione delle scelte politiche strategiche, che senza l'apporto dell'elaborazione intellettuale, rischiano di rimanere sterili. E poi l'Europa, tema che scuote gli animi per la valenza avveniristica che suscita, l'Europa dei popoli e delle nazioni, l'Europa delle piccole patrie, l'Europa che deve divenire protagonista nello scacchiere internazionale.

È poi la volta dei messaggi di saluto: quello di Giorgia Meloni (coordinatrice nazionale A.G.), che un impeccabile Carlo Dente (Segretario dell'associazione Agorà) legge al pubblico; quello del Presidente della Provincia di Rimini, Ferdinando Fabbri, e quello del consigliere al Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino, Glauco Sansovini, che una decisa Valentina Guglielmi (Tesoriere dell'associazione Agorà) comunica alla platea.

L'attesa per l'intervento di De Benoist cresce e contemporaneamente la sala continua ancora a riempirsi.

Nicoletta Verzicco, Portavoce dell'associazione Agorà, presenta, a questo punto, un profilo dell'illustre ospite: con una signorile esposizione evidenzia gli aspetti salienti della "carriera" intellettuale di Alain De Benoist.

Si apre, a questo punto, la serie dei brevi interventi programmati dei soci fondatori di Agorà.

L'avv. Luca Ventaloro rimarca l'importanza dell'impegno culturale nel panorama cittadino e la rilevanza dello spazio non di nicchia che Agorà ha con competenza occupato.

Il revisore Angelino Gaia, nel ringraziare il numeroso pubblico, soprattutto giovanile, presente in sala, esorta l'opinione pubblica all'approfondimento dei fatti e degli eventi cruciali per la nostra epoca e per le future generazioni.

Il prof. Daniele Balducci espone sinteticamente i punti rilevanti dell'originale elaborazione culturale di Alain De Benoist: il superamento, sul piano contenutistico, delle categorie tradizionali di "destra" e "sinistra"; la cultura delle differenze e delle identità dei popoli che nella loro dialogicità creano ricchezza di valori e costituiscono antidoto alla globalizzazione; il comunitarismo come alternativa al liberalismo.

Ora, Gianfranco Stacchini ha un compito quasi storico: dare la parola a De Benoist, che raramente è venuto a parlare in Italia, e traspare un (giustificato) velo di emozione.

Alain De Benoist, con l'aiuto dell'interprete sig.ra Martina Tamburrino, inizia la sua relazione e non delude certamente il pubblico presente in sala.

Esordisce asserendo che tra breve un diluvio di ferro e fuoco si abbatterà sul popolo iracheno; perché vada diversamente ci vorrebbe, sostiene, un vero miracolo: mai una guerra dei tempi moderni sarà stata così chiaramente annunciata, una guerra che viene disapprovata, senza ambiguità, da 3/4 della popolazione europea. Al riguardo l'ONU, continua, ha fatto eseguire nel giro di otto anni oltre 13.500 ispezioni, in seguito alle quali qualunque impianto che avrebbe ancora potuto permettere di produrre armi, è stato smantellato. Ma si farà comunque guerra all'Iraq.

Neanche la lotta contro il terrorismo ha niente a che vedere, prosegue, con la guerra contro l'Iraq, che è probabilmente oggi l'unico Paese arabo a non avere alcun legame con le reti terroristiche islamiche. Ognuno sa che, in realtà, il neo-terrorismo islamico nasce principalmente come conseguenza del sostegno apportato dagli Stati Uniti alla repressione brutale della resistenza palestinese.

Il motivo principale della politica belligerante degli Stati Uniti d'America è estremamente concreto: la ragione, ha proseguito De Benoist, è il petrolio. L'Iraq dispone della seconda riserva petrolifera al mondo, petrolio di ottima qualità, con un costo di estrazione molto basso e con trasporti agevoli. La maggior parte dei dirigenti americani attuali appartengono, da lunga data, alla lobby del petrolio texano. Quando non appartengono alla lobby del petrolio, i membri dell'ammistrazione Bush sono quasi tutti rappresentanti dell'industria bellica. In realtà, come dimostrato con documenti citati da De Benoist, ancora prima di essere eletto, G. W. Bush era già intenzionato a fare la guerra all'Iraq e ad invadere l'Afganistan. Aveva solo bisogno di un pretesto. Gli attentati dell'11 settembre 2001 glielo hanno fornito, provvidenzialmente.

L'amministrazione Bush, afferma ancora De Benoist, costituisce anche la punta di lancia di una nuova tendenza politico-ideologica che si potrebbe denominare scuola "neo-imperialista" o "neo-egemonista", che identifica gli USA nel "gendarme globale".

Il nazionalismo americano ha ormai acquisito un carattere quasi totalitario, nel senso che tende a sottomettere sia gli alleati che i nemici dell'America, in qualunque ambito, anche a spese degli interessi dei suoi alleati, della comunità internazionale e del diritto che regola i rapporti tra le nazioni.

Secondo De Benoist l'Europa attraversa una crisi istituzionale senza precedenti. Non ha né volontà politica, né legittimità democratica; la costruzione europea si attua essenzialmente in ambito economico impedendole la possibilità di diventare un polo regolatore della mondializzazione. L'Unione Europea si è allargata a Stati perfettamente docili alla politica americana, per cui sarà più difficile giocare un ruolo di contrappeso rispetto agli Stati Uniti. L'Europa, in effetti, i mezzi li avrebbe, al momento attuale, sorpassando gli Stati Uniti per numero di abitanti e per produzione economica.

L'Europa, sostiene De Benoist, si trova ancora una volta di fronte all'alternativa: o dare la priorità alla liberalizzazione, sposando la dinamica di un grande mercato che mira ad allargarsi il più possibile, e in questo caso l'influenza americana diventerà sempre più preponderante, oppure appoggiarsi su una logica di approfondimento delle proprie strutture di integrazione politica sul versante del federalismo e della sussidiarietà in una prospettiva essenzialmente continentale e con l'intenzione di fare da contrappeso agli Stati Uniti.

Questa idea che il mondo finirà per integrarsi in un modello unico, la cui superiorità non potrebbe essere contestata da nessuno, questa idea che i valori politici e le norme morali americane debbano essere adottati da tutti e che i recalcitranti siano assimilati ad un "asse del male" che deve essere sradicato con tutti i mezzi, non si può ammettere. Spero di tutto cuore, ha concluso Alain De Benoist, che gli europei non lo ammetteranno.

Al termine della sua relazione, due (cronometrati) minuti di applauso salutano il suo intervento.

Si apre il pubblico dibattito: diverse domande, che rivelano (non certo agli organizzatori, che erano già sicuri del successo qualitativo della conferenza!) l'elevato livello di preparazione e l'alto grado di criticità degli intervenuti.

Un disponibilissimo De Benoist risponde con soddisfazione a tutti e ottiene ancora segnali tangibili di plauso da parte del pubblico, il quale, conclusa la conferenza, si riversa sul ricco tavolo di libri all'ingresso e pazientemente in coda per ottenere una foto ricordo (una vera chicca) con il leader europeo della "nuova destra".

In serata, un ottimo e abbondante….rancio al "Quartino" conclude la giornata riminese di Alain De Benoist, che, grazie al lavoro di tutti i soci di Agorà, torna a Parigi col sorriso sulle labbra.

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