Incontro dibattito sul tema:

La memoria soffocata
quello che accadde in Italia dopo il 25 Aprile

 

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE GIANLUCA STEFANI

Buonasera a tutti e benvenuti.

Anche Rimini, come molte altre città italiane, presenta, questa sera, ufficialmente e pubblicamente, un volume di straordinario successo: "Il sangue dei vinti", di Giampaolo Pansa, preannunciata, come avete visto, anche dallo spot pubblicitario, che è stato diffuso dalle emittenti locali.

Per discuterne insieme abbiamo invitato importanti personalità, che siedono al tavolo della presidenza:

- il dott. Gianluca Palazzetti, che è un giovane studioso, cultore della materia all'Università di Ferrara, presso la quale svolge anche attività di ricerca;

- il dott. Paolo Pisanò, storico e giornalista, che ha affrontato l'argomento "guerra civile" in varie pubblicazioni, in periodici, di cui è stato direttore, e in trasmissioni televisive, di cui è stato conduttore;

- il prof. Stefano Pivato, assessore alla cultura al comune di Rimini, che interviene però in qualità di docente nelle materie storiche presso l'Università di Urbino, di cui è anche preside di facoltà.

Sempre al tavolo della presidenza siede l'amico Claudio Dau, presidente del quartiere n. 1, cui vanno i ringraziamenti dell'associazione culturale Agorà per avere collaborato alla realizzazione di questa pubblica iniziativa, e che ora prende parola per un indirizzo di saluto.

 

RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL PRESIDENTE GIANLUCA STEFANI

Grazie al Presidente Dau.

Anche Rimini, questa sera, accennavamo in apertura, stimolata dal grande successo non solo editoriale del volume di Pansa (oltre 350.000 copie vendute), si interroga sulla memoria storica. La memoria "soffocata", come abbiamo voluto titolare questo pubblico incontro. La memoria che fino ad ora non aveva trovato riconoscimento nei libri di storia.

Il bagno di sangue coinciso con la guerra civile e con i mesi immediatamente successivi non è mai stato infatti raccontato interamente nella storia ufficiale della Repubblica. Le sue parti più scomode sono state occultate e le rare voci che ne hanno parlato negli anni, autentico esempio di coraggio civile, sono state a lungo marginalizzate e condannate al silenzio.

Il conformismo imperante ha impedito per anni al popolo italiano di sapere cosa accadde realmente in quei drammatici mesi dopo il 25 aprile. Ed è grazie al giornalista Giampaolo Pansa, che il grande pubblico è venuto a conoscenza della sua storia "nascosta", quella "dimenticata", quella "occultata". Quella "soffocata", appunto.

Lo spirito della guerra civile ha gravato a lungo e tuttora aleggia sulla nostra storia nazionale, giungendo anche, ancor oggi, a condizionare alcune scelte politiche. E il ricordo del trauma di "quella" guerra civile continua tuttora a dividere gli italiani a circa sessant'anni dalla fine del secondo conflitto bellico.

Nostro obiettivo, questa sera, non è quello di tenere la contabilità dei sacrari, ma è quello di contribuire, nei limiti delle nostre possibilità, a ristabilire la verità storica, per capire le ragioni dei vinti e dei vincitori, per ricostruire quel tessuto nazionale lacerato tuttora dai postumi della guerra civile.

Certo, non forniremo planimetrie, ricostruzioni meticolose degli eventi di sangue, tavole di proscrizione dei responsabili degli eccidi. Non faremo pellegrinaggi sui luoghi dell'orrore. Vogliamo però capire i perché di tante giovani vite spezzate dall'odio, dalla vendetta o da agghiaccianti calcoli politici.

Vogliamo capire perché bersaglio delle stragi partigiane furono non solo i fascisti della Repubblica Sociale Italiana (intuibile in quanto sconfitti), ma una larga fascia di popolazione civile, non definibile "collaborazionista", da sacerdoti a medici, da avversari politici a imprenditori, da agrari a normali cittadini.

Una spiegazione, provocatoria ma non troppo, vogliamo lanciarla: perché una parte di quelli che vengono definiti comunemente "combattenti per la libertà", in realtà non lottavano per la libertà, ma per instaurare, anche in Italia, una dittatura del proletariato di stampo sovietico, giungendo anche ad eliminare fisicamente gli avversari politici.

Le reazioni al libro, che questi interrogativi suscita, sono state, in buona parte dell'intellighenzia di sinistra, rabbiose o imbarazzate. Ma vi è stato anche chi ha apprezzato il lavoro storiografico ed editoriale di Pansa, non solo perché controcorrente.

A questa parte, che noi riteniamo più sensibile e moderna, vogliamo lanciare, con il nostro convegno di questa sera, un importante messaggio: rivisitando le vicende storiche e riconoscendo le ragioni dei vinti e quelle dei vincitori, è possibile ricostruire un Paese compiutamente civile. Perché non è avanzato e maturo un Paese, che pur facendo parte delle Nazioni più ricche e industrializzate del mondo, conosce ancora morti di serie A e morti di serie B, a seconda di come si schierarono oltre mezzo secolo fa.

Non è civile quella Nazione in cui un sindaco non può recarsi in un cimitero che custodisce i resti dei caduti della "parte sbagliata" senza vedersi attaccato politicamente. In un Paese normale la storia dovrebbe essere una variabile indipendente dalla politica, in quanto la politica non deve temere gli effetti delle ricerche storiografiche sul dibattito delle idee.

In un Paese realmente avanzato l'opinione pubblica non è baricentro di emotività e può guardare senza reticenze in tutti gli angoli bui della propria storia.

Forse sta proprio in questo il successo del libro di Pansa: un'opinione pubblica ansiosa di sapere, consapevole, matura, libera e non più ammaestrabile a comando dalle vestali del potere politico, ha preso coscienza che la Storia non ammette vuoti nella propria memoria condivisa, che la propria memoria storica lacerata va ricostruita, per giungere realmente alla riconciliazione nazionale, perché dalla pacificazione dei suoi cittadini possano nascere un'Italia migliore e un'Europa migliore.

In tal senso il libro di Giampaolo Pansa aiuta tutti a crescere e a leggere la propria storia serenamente, senza rimozioni coatte, liberando gli incubi collettivi, quello della lotta fratricida e quello della sconfitta militare. L'oblio e il silenziatore al dibattito storico e culturale non servono a rifondare i Valori nazionali sulla verità storica e a ridisegnare insieme i nostri destini nel mondo.

Se Francis Fukujama parlava, oltre un decennio fa, di "fine della storia" ed Ernesto Galli della Loggia, qualche anno fa, di "morte della Patria", il libro di Giampaolo Pansa dimostra che è arrivata l'ora di "ricostruire la Patria"!

Grazie.


INTRODUZIONE AL RELATORE DOTT. GIANLUCA PALAZZETTI

Dottor Palazzetti,

Lei si è occupato in varie ricerche e studi universitari di quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile 1945.
Noi abbiamo volutamente atteso a dibattere insieme su questi argomenti e abbiamo calendarizzato il convegno di questa sera solo dopo che migliaia e migliaia di italiani si sono resi conto, grazie a Pansa, di ciò che realmente avvenne.

Presumiamo che chi è qui con noi questa sera abbia letto il volume "Il sangue dei vinti", che peraltro è in vendita al tavolo dei libri all'ingresso, e pertanto non occorra aggiungere tanto.
Lei è invece in grado di dirci qualcosa di più sulle fosse comuni scoperte negli scorsi mesi a Boccaleone di Argenta, oggetto peraltro di alcuni suoi studi.

Vorremmo poi estendere la domanda sull'atteggiamento tenuto dall'opinione pubblica nel dopoguerra mano a mano che questi eccidi venivano conosciuti. Come si reagiva?

Da ultimo Le chiediamo una sintetica ricostruzione "ufficiale", alla luce delle pronunce e delle sentenze dei tribunali italiani, di ciò che Pansa racconta nel suo volume, andando così ad integrarlo.

Prego, a Lei la parola.


INTRODUZIONE AL RELATORE PROF. STEFANO PIVATO

Prof. Pivato,

anche per Lei articoliamo la classica "domanda" pungente.

Giorgio Amendola, leader storico del PCI, in un notissimo articolo pubblicato sull'"Unità" del 29 aprile 1945 scriveva: "Pietà l'è morta… E' la parola d'ordine del momento. I nostri morti devono essere vendicati, tutti. I criminali devono essere eliminati. La peste fascista deve essere annientata… Con risolutezza giacobina, il coltello deve essere affondato nella piaga, tutto il marcio deve essere tagliato".

Lo stesso Amendola, successivamente, tra il 1974 e il 1975, avvertì, però, il bisogno di invitare il suo mondo a storicizzare il fascismo per addivenire ad una ricomposizione nazionale, opponendosi al linciaggio dello storico Renzo De Felice (che aveva luogo da parte della sinistra più retriva), il quale, in onestà intellettuale, riconosceva essere le affermazioni di Amendola sulla pacificazione nazionale delle vere e proprie "eresie" nella sinistra dell'epoca.

Sulla stessa linea, seppure ad intermittenza, l'on. Luciano Violante, che, nel suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera dei deputati nel maggio 1996, affermava: "Mi chiedo se l'Italia di oggi non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri… Non per sposare revisionismi falsificanti, ma bisogna cercare di capire i motivi per i quali migliaia di ragazzi, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e della libertà".

Una parte della sinistra ha quindi assunto delle posizioni chiamiamole di avanguardia, compiendo un notevole passo avanti, ma tuttora "l'Unità", ad esempio, si attarda su posizioni di "vetero-resistenzialismo" (ha recensito il libro di Pansa sostenendo la sua "inopportunità" in quanto: "è pericoloso parlar male della resistenza con la destra al governo").

Le chiediamo: come storico come giudica l'evoluzione di queste posizioni? Lei ritiene giunto il momento di chiudere il lungo dopoguerra per passare alla storicizzazione degli eventi di sangue e poi dell'intero novecento? Il contributo editoriale di Pansa, che sta scardinando stabilizzati luoghi comuni, servirà a "placare", come scriveva Cesare Pavese, il "sangue dei vinti"?


INTRODUZIONE AL RELATORE DOTT. PAOLO PISANO'

Dottor Pisanò,

Lei anni fa scrisse, insieme a suo fratello Giorgio, un volume sul "triangolo della morte" (oltre ad avere collaborato con lui per altre numerose iniziative storiografiche che oggi definiremmo "revisioniste").

Pansa, relativamente al "triangolo della morte", parla di "doppia guerra civile", intendendo con tale termine il clima di terrorismo che le formazioni comuniste diffusero nel territorio compreso tra Modena, Reggio Emilia e Bologna, allo scopo di eliminare o intimidire gli avversari politici.

Quel clima di odio e di sangue fu tollerato e coperto dai massimi vertici del PCI, i quali fecero addirittura espatriare comodamente i responsabili delle stragi più efferate quando l'orrore e l'allarme dell'opinione pubblica non potevano più essere ignorati.

A fine agosto 1990, un ex partigiano ed ex deputato comunista di Reggio Emilia, Otello Montanari, invita i suoi a parlare di quello che avvenne nel "triangolo della morte" tra il 1945 e il 1947, con un noto articolo di stampa: "Chi sa, parli !".

L'invito era diretto ai vertici del suo partito, con la speranza, caduto il muro di Berlino, di avviare un dibattito su una pagina poco edificante della storia della sinistra (a guerra finita furono uccise o scomparvero nel nulla oltre tremila persone).

La reazione dei leaders comunisti (tutti i big scesero in campo) fu particolarmente rabbiosa e si concretò in una parola d'ordine: la resistenza non si tocca! (Giancarlo Pajetta addirittura diede pubblicamente del "folle" all'incauto ex partigiano).

Le chiediamo: a vari decenni di distanza da quegli eventi permane una cortina di oblio? Chi ha interesse a far sì che non venga squarciato il velo sull'"alba della repubblica coperta di sangue"? Chi ha provocato e poi "coperto" il "sangue dei vinti"? Ma soprattutto, perché?

 

BIBLIOGRAFIA

Per approfondimenti forniamo una bibliografia, che non ha la pretesa di essere esaustiva, di volumi citati ne "Il sangue dei vinti" e disponibili per l'acquisto al tavolo all'ingresso della sala:


Nino Arena, Soli contro tutti - Friuli Venezia Giulia

Associazione nazionale famiglie Caduti, La R.S.I. nelle lettere dei suoi Caduti

Norberto Bergna, La memoria dimenticata - storie mai scritte della guerra civile 1943-1945 in Brianza

Vincenzo Caputo, Ferrara 1945 - i giorni dell'odio

Pietro Ciabattini, Coltano 1945

Irene Rosa Colizzi, Dopo il 25 aprile - storia e fatti di cronaca del dopo liberazione

Massimo Lucioli e Davide Sabatini, Rovetta 1945 - storia di una strage partigiana

Vittorio Martinelli, La "corriera fantasma"

Pierangelo Maurizio e Maurizio Spataro, Affidarono ai tedeschi il lavoro più sporco (i fatti di via Rasella e di Bruno Buozzi)

Luigi Papo De Montona, L'Istria e le sue foibe (2 volumi)

Giorgio Pisanò, Storia della guerra civile in Italia 1943-1945 (3 volumi)

Giorgio Pisanò, Storia delle forze armate della R.S.I. (4 volumi)

Giorgio Pisanò e Paolo Pisanò, Il triangolo della morte

Paolo Pisanò, Storia della guerra civile in Italia 1943-1945 - appendice filmata
- 1) I giorni di Caino
- 2) La politica della strage
- 3) I crimini dei vincitori

Antonio Serena, I giorni di Caino (2 volumi)

Gianfranco Stella, Ravennati Contro - La strage di Codevigo (3^ edizione)

Ernesto Zucconi, Boves 1943-45 - le verità a confronto

Ernesto Zucconi, Liberazione - dietro la maschera del mito